La fretta è cattiva consigliera? Rossini componeva in 11 giorni!

I geni, matematici o musicisti che siano, sono sempre incompresi nell’epoca di appartenenza. Essi, infatti, producono e apportano un livello di innovazione e freschezza tale da sbaragliare vecchie credenze e anziani concorrenti che non sono disposti a cedere posto e  gloria facilmente.fedora

È il caso di Giachino Rossini (1792-1868), non tutti sanno e immaginano che Il Barbiere di Siviglia ricevette fischi durante la prima esibizione avvenuta al teatro Argentina di Roma il 20 febbraio del 1816.

La ragione di tale avversità del pubblico era la difesa del vecchio modo di fare opera più lento e sentimentale. Esisteva infatti una precedente versione dell’omonima storia dell’ormai vecchio e già noto compositore napoletano Paisiello (1740-1816), sembrava assurdo che un ventitreenne osasse sfidare e oltraggiare con la sua composizione un autore la cui fama e i successi erano già stati confermati nel tempo. Oltraggiare? Ma perché?
In effetti il canone di composizione rossiniano, pur appartenendo allo stesso secolo, risultava essere completamente diverso: pienamente imbevuto di una cultura razionalista e illuminista, la ragione predominava sulla comprensione del mondo. Rossini abbandonava l’eccesso di sentimentalismo proprio dei grandi compositori dell’opera di gusto napoletano sentimentale e lacrimevole. Il dramma semiserio, oltre ad essere prettamente borghese, metteva completamente da parte gli eccessi dell’io lirico dei personaggi, mostrando invece come il motore dell’azione fosse spesso legato a cose basiche e materialiste: i soldi e i beni materiali, ad esempio, sono l’ossessione di molti dei personaggi, è il caso ad esempio del tutore di Rosina. Anche l’amore nella riproposizione rossiniana viene mostrato attraverso inganni, stratagemmi e bugie. Si mostra poco di sentimentale insomma e molto invece della vita reale. La stessa protagonista di Rossini è una donna maliziosa, che sa il fatto suo e che agisce scaltramente, praticamente il contrario della Rosina di Paisiello, che invece è una donna tutta virtù, ingenua e sprovvista della capacità di raggirare eventi e uomini a proprio piacimento.

rossini_1_mGià alla seconda esibizione del Barbiere di Siviglia, il pubblico non poté fare a meno di notare e cogliere l’effervescenza e il ritmo dell’opera che facevano della storia di Baumarchais un’interpretazione unica. In effetti la dinamizzazione dei temi si sposa perfettamente con l’innovazione ritmica rossiniana. Rossini oltre ad utilizzare il famoso crescendo, così indicativo della sua opera che nel tempo ha assunto il nome di crescendo rossiniano, ha fatto della fretta la vera protagonista dell’opera. Il dinamismo dell’azione è incarnato dal ritmo pressante dell’opera che si avvale di tutte le sfumature orchestrali per dare cesure e riprese continue in un’alternanza ritmica favolosa. I personaggi sembrano passare da un evento all’altro spinti da forze esterne e la musica riflette il dinamismo della casualità dei fatti.

In effetti l’intera opera è stata concepita nella fretta, come era di solito avvenire all’epoca, le opere venivano commissionate da una settimana all’altra, alcune volte addirittura  si dava una scadenza di pochi giorni. Si dice che secondo dirette testimonianze dello stesso Rossini che avesse concepito l’intera opera in 11 giorni, secondo altre testimonianze 13, un tempo ristretto e insufficiente per comporre musiche per due atti, tanto che Rossini, come tanti altri noti compositori dell’epoca, fu costretto a “riciclare” da sue opere precedenti alcune musiche inserite ne Il barbiere di Siviglia. Nella lotta contro il tempo a cui erano sottoposti i compositori “dell’industria dell’opera” si prendevano misure poco ortodosse, ma necessarie per rispettare le consegne, ecco perché nella produzione d’opera della seconda metà del XVIII e nella prima metà del XIX secolo si ha la ripetizione di formule fisse e riciclaggio di pezzi che hanno reso simili molte produzioni. Non è il caso de Il barbiere di Siviglia il cui mix risulta assolutamente geniale e di gusto innovatore. La fretta intesa come dinamismo dell’azione e velocità ritmica contribuiscono al tono ironico, vivace e leggero dell’intera opera. Le musiche maggiormente rappresentative di questa vivacità sono Largo al factotum e A un dottor della mia sorte (clicka per ascoltare). Rossini da solo aveva composto a fine carriera 22 opere serie e 18 tra opere buffe e semiserie, una grande eredità che però ad esclusione de Il Barbiere di Siviglia è stata completamente dimenticata.

Curiosità:

Sai qual è il titolo originale dell’opera conosciuta con il nome il Barbiere di Siviglia?

Almaviva, ossia l’inutil precauzione.

Sai cosa diceva Sthendal di Rossini?

Che non sapeva parlare d’amore, era un compositore privo di sentimenti.

L’opera essendo stata composta, pare in soli 11 giorni, ha alcuni brani tratti da opere anteriori.
Ne riconosci uno?

La celebre apertura è tratta dalla precedente Aureliano in Palmira.

 

La trama completa  dell’opera.

 

Tristezza per favore vai via: storie brasiliane raccontate da Alberto Riva

“In nessun posto come in una quadra di samba-soprattutto quando la batteria di percussioni sta facendo girare al massimo i motori- vedrai i piedi di una donna esibire maggior orgoglio, maggior equilibrio sulla terra, maggior ostinazione e resistenza: nudi, appoggiati sul cemento, neri con le unghie smaltate di bianco, oppure bianchi con le unghie verniciate di nero, comunque tesi, vibranti, magnifici, eterni, instancabili. Niente, come i piedi di chi “cade” nel samba sembrano dirti: ecco, sei a Rio de Janeiro.”   Tristeza per favore vai via

A partire dalla straordinaria descrizione della follia collettiva del Carnevale, Alberto Riva , giornalista e scrittore italiano, ci racconta il suo viaggio affascinante e rivelatore nel cuore di Rio e del Brasile stesso, nella sua intensa vitalità, nelle grandi contraddizioni, nel miscuglio colorato di razze e culture. Un insieme di racconti testimoniati dalle parole di grandi musicisti e cantanti, artisti e architetti, calciatori e gente di strada, poeti e scrittori. Con passione e dettagli, mostra le infinite sfumature di una nazione straordinaria. L’intenzione è raccontare la memoria di un popolo che -attraverso storie, ricordi, segreti e aneddoti- ricorda un passato coloniale, le guerre, i colpi di stato, fino alla schiavitù e alla sua abolizione neanche troppo lontana. Un percorso a ritmo di samba e bossa nova, attraverso l’incontenibile e incantevole natura che  fa da sfondo  e che ancora oggi abbraccia il cuore di Rio de Janeiro. Parla anche della gastronomia carioca, vissuta come un irrinunciabile rito sociale, la mitologia del calcio celebrato come una vera religione nazionale nel tempio del Maracanã. Un viaggio nella cidade maravilhosa dove tutto riesce a convivere in maniera incredibilmente armonica: le colline verdi che ospitano le favelas – tra criminalità, droga e disperazione –, i vecchi grattacieli sul mare, le favolose spiagge di Ipanema e Copacabana, i locali alla moda e i botequins,  il divertimento sfrenato a Lapa e la saudade. E dove essere carioca non è una questione di nascita, ma di stile di vita: allegro, libero e aperto al mondo.

Informazioni sull’autore: Alberto Riva ha vissuto diversi anni in Brasile, Paese che continua a frequentare come giornalista e scrittore, collaborando, fra l’altro, con il Venerdì di «Repubblica» e «Linkiesta», o semplicemente affidando le sue note varie di cultura e attualità (non solo brasiliana) al blog L’Osservatore Carioca. Nel 2008, ha pubblicato un lungo reportage su Rio de Janeiro (Seguire i pappagalli fino alla fine, ilSaggiatore); nel 2011, è uscito Sete (Mondadori), romanzo la cui azione attraversa il Brasile in lungo e in largo. Sul Romanzo ha parlato un po’ del suo lavoro in un articolo dedicato a Oscar Niemeyer, curando in seguito l’edizione di Il mondo è ingiusto di Oscar Niemeyer (Mondadori, 2012) e insieme a Stefano Bollani ha scritto Parliamo di musica (Mondadori, 2013). Nel 2014 pubblica sempre con Il Saggiatore, Tristezza per favore vai via e nel 2015 presenta Il Samba di Scarlatti, romanzo giallo che racconta le vicende dell’ex poliziotto italiano Franco Scarlatti a Rio de Janeiro (Mondadori 2015).

Il Samba di Scarlatti

“Di fronte a lui balenavano le luci degli alberghi del lungomare. In certi momenti tentava di ritrovare l’impressione dei primi tempi, dei giorni in cui era arrivato qui. La luce, l’aria così diversa da quella italiana. era sicuro che esistesse un odore, un’atmosfera che è queñlla dei luoghi che visitiamo la prima volta. Pensiamo che queste cose siano vere. E invece non è cosi: è il nostro cuore che guarda, non i nostri occhi.” da Il Samba di Scarlatti

Ulteriori approfondimenti 

https://albertorivablog.wordpress.com/

Alberto Riva: intervista a uno scrittore tra Italia e Brasile

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/12/arriva-il-libreria-sete-romanzo-desordiodi-alberto-riva-dedicato-alloro-blu/117749/